La prima evoluzione si ebbe con l’introduzione di
stampanti a matrice di punti capaci di stampare con la stessa qualità
delle stampanti a testina rotante. Le stampanti a matrice di punti
utilizzano una testina ad aghi. Ogni carattere che deve essere scritto sul
foglio, viene riprodotto da un insieme di punti. Dalla testina
fuoriescono, ad alta velocità, alcuni aghi che, battendo sulla carta
attraverso il nastro inchiostrato, vi lasciano impressa la matrice di
punti che forma il carattere. Le prime stampanti di questo tipo
avevano una testina con nove aghi messi in colonna e la matrice veniva
composta da quattro colonne. Ciascun carattere poteva essere disegnato,
quindi un massimo di 36 punti, con una scarsa leggibilità soprattutto di
lettere più complesse, come la “g” minuscola. Con l’introduzione di
testine a 24 aghi, la qualità di stampa crebbe fino ad arrivare alla
stessa qualità delle macchine da scrivere. La seconda evoluzione,
ancora più importante, avvenne quando vennero introdotte le stampanti
laser. Questo tipo di stampante, che ereditava il meccanismo di stampa da
quello delle fotocopiatici, ha reso possibile produrre alla qualità della
stampa tipografica ed ha risolto il problema di stampare piccole quantità
di circolari, depliant e notiziari. Dopo alcuni tentativi con
tecnologie diverse, come le stampanti a sublimazione e quelle a cera, si è
arrivati alla terza evoluzione con le stampanti a getto d’inchiostro.
Queste hanno unito l’economicità alla qualità. Utilizzando un inchiostro
liquido che viene “sparato” in piccolissime gocce sul foglio di carta,
riescono a raggiungere la qualità delle stampanti laser con dimensioni e
costi molto inferiore. Hanno anche consentito di produrre stampe a colori,
negli ultimi modelli, di qualità paragonabile alle tradizionali stampe
fotografiche.